Territorio come architettura

 

Non è possibile porre la questine del luogo, cioè del dove, se non supponendo la presenza di punti di riferimento localizzanti, cioè un luogo non esiste se non in presenza di una serie di segni rispetto ai quali ha senso dire che un certo oggetto si trova ad essere, con relazione di distanza o vicinanza, in una posizione individuabile. La nozione di luogo nasce quindi dalla constatazione, derivata dall’esperienza sensibile, che solo la simultanea presenza di più oggetti, di una pluralità di parti, ci permette di identificare una determinata porzione di spazio. Nè è la semplice estensione divisa in parti, separata da intervalli, riconoscibile attraverso segni. L’uomo abita quando riesce ad orientarsi in un ambiente, cioè a riconoscere il proprio spazio per mezzo di quei precisi segni che identificano un luogo dotandolo di caratteri distintivi. Il paesaggio è, ad esempio, un fenomeno complesso composto di elementi fra loro interrelati e spesso contradditori. Questa dimensione esistenziale dell’ambiente artificiale, oggi ridotta al più superficiale concetto di funzione, fu intuita sovente inpassato e merita di essere rivisitata con attenzione magari partendo da alcune componenti primordiali. Il solco è segno primitivo di confine, primo stato delle condizioni dipossibilità, cognizione del limite e della sua violazione. sulla sua soglia si pone l’origine della definizione del luogo e per estensione il primo problema dell’abitare. L’insediamento è fenomemo di concentrazione: presuppone il recinto e definisce unprimo concetto articolato di luogo deputato alla vita sociale. Queste categorie contengono implicazioni spaziali e lo spazio viene così introdotto attraverso precise qualità formali (la line ed il cerchio) e potenzialmente strutturali (il sistema dei percorsi e dei recinti).

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