Poltrona Frau negli anni ’30: le origini di un mito

Al di là di ogni diatriba sulla completezza della mostra dedicata agli anni ’30 che si è svolta a Milano, un dato è certo: nel 1930 Poltrona Frau aveva già un’esistenza dietro le spalle. Fondata sa Renzo Frau nel 1912, all’inizio del decennio Poltrona Frau stava per entrare nel suo 20° anno di vita. Ed era già un nome mitico.
Possedere un “Fumoir” o una “1919” era status symbol non da poco: in epoca di lenta trasmigrazione da una classe sociale all’altra, significa infatti poter esibire l’appartenenza consolidata e consacrata a quella che oggi si definirebbe –con linguaggio di marketing—una classe medio-superiore/superiore. Per illustrare i manifesti pubblicitari di Potrona Frau erano già stati chiamati i più noti grafici dell’epoca, come Nanni o Golia. Sem Benelli, l’autore de “La cena delle beffe”, aveva già inviato le proprie simpatiche congratulazioni a Renzo Frau e la pelle di montone, marocchino e vacchetta che –come recita il catalogo dell’epoca—“deve sempre portare impresso a fuoco, sui fianchi il marchio di fabbrica, che ne garantisce la provenienza originale”, era una segno di eleganza insuperata. Un fascino, quello di Poltrona Frau, a cui non sfugge nulla e nessuno. E’ di quegli anni, ad esempio, la “elevazione” di Renzo Frau da parte del Duca di Pistoia “a fornitore della Real Casa”. Ed è di pochi anni più tardi il varo del primo transatlantico italiano, il Rex, che sceglie, naturalmente, anche prodotti firmati da Poltrona Frau, per garantire nelle condizioni di traversata più dura il comfort a cui gli illustri viaggiatori erano abituati: un farli sentire un po’ a casa propria, un diffondere per il mondo un prodotto prestigioso.
A questo punto il mito è consacrato. Per rendere ufficiale questa consacrazione basta attendere solo pochi anni e il nome di Poltrona Frau è inserito di diritto nell’Enciclopedia Treccani. Naturalmente da allora molte cose sono cambiate, come avrebbe detto M. de la Palisse. Gli anni ’30 sono finiti, il gusto si è rinnovato e molte cose, molti oggetti che avevano tenuto le prime pagine delle riviste sono scomparsi, inghiottiti dallo scorrere dei giorni e delle mode.
Tra le buone cose che sono rimaste superando le “dure repliche della storia”, c’è invece Poltrona Frau, che ha continuato imperterrita a perseguire la propria filosofia produttiva ispirata ala più alta qualità e a ritmi artigianali ormai introvabili in altri prodotti.
Sarà anche per questa tenacia che i mito di Poltrona Frau, in questi 50 anni che ci separano dai “ruggenti” anni ’30, più che perdere smalto ne ha acquistato.

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