L’Illuminismo artistico di Maria Teresa d’Austria

Che l’Italia in certi periodi della storia abbia maggiormente importato che esportato canoni estetici per l’arredamento è un fatto più che confermato se si tengono in considerazione tutti i vari “passaggi di proprietà” che il nostro Paese ha subito quando, prima dell’unità, era diviso in piccoli staterelli continuamente contesi fra le grandi potenze europee. A seconda delle varie zone d’influenza perciò il Settecento e la prima metà dell’Ottocento per esempio hanno visto Francia, Spagna e Austria avvicendarsi al trono del costume e dell’arte impostando un modo di concepire la vita quotidiana, e anche l’arredamento, più o meno recepito dalla mentalità italiana, con maggiori favoritismi e consensi per il gusto francese che per quello spagnolo. Il discorso per l’Austria si differenzia un pò dagli altri due, poiché, considerando che il mobile stile Maria Teresa che presentiamo, oggi realizzato da un’azienda di Bolzano, la Selva, bisogna non solo tener presente che nell’epoca dell’illuminata sovrana il capoluogo alto-atesino faceva ancora parte integrante dell’Impero austriaco, ma che questo governava anche sul Ducato di Milano, diffondendo prima solo nella zona fra il Ticino e l’Adda, poi anche nella vasta Repubblica di Venezia, le tipologie e i caratteri formali sobri e rigorosi dell’artigianato d’oltralpe. Se comunque il carattere fantasioso dell’italiano recepiva qualsiasi tipo di messaggio creativo per modificarlo e farne qualcosa che rispecchiasse maggiormente la sua sensibilità, con l’assolutismo sì, ma illuminato di Maria Teresa che creò le condizioni per una rinascita intellettuale e si identificò con un periodo culturale molto vivace, si spianò il terreno anche per far accogliere stimoli più propriamente legati alla vita di tutti i giorni. Bisogna dire inoltre che un tipo di mobile quale per esempio il trumò a tabernacolo dell’immagine e in ge nere una tipologia settecen¬tesca raffinata ma senza eccessivi orpelli poteva ben corrispondere al gusto dell’Italia settentrionale che invece, a contatto con il fasto del mobile francese, si trovava necessariamente a doverlo riadattare a moduli più semplicistici sfrondandolo e alleggerendolo dell’esuberante decorazione. Così il trumò in questione nella versione originale si presenta nella più raffinata moderatezza mitteleuropea, ma con ben definiti gli stilemi artistici, primo fra tutti l’intarsio, del XVIII secolo. Come mobile contenitore si caratterizza per l’estrema funzionalità, dotato di ben 20 fra cassetti e cassettini, di cui tre grandi nella base, due a delimitare la ribaltina che ne scopre altri quattro più un vano a giorno e nove nell’alzata che perimetra su tre lati l’antina centrale con cimasa a cappello. Sostenuto da quattro piedini a cipolla, il pezzo è realizzato in tiglio od ontano massello placcato in radica di castagno e noce, con filetti in acero. La decorazione, oltre ai filetti intarsiati che segnano la posizione dei copriserratura, della maniglie ad anello, dei pomoli a rosetta e i pannelli della ribalta e dell’antina, si avvale del delicato disegno della cimasa che nelle due parti laterali termina internamente a ricciolo

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