Lavorare il legno…

Parlando di falegnami si e soliti dire che i due più famosi della storia sono San Giuseppe e Mastro Geppetto. Dati certi su di loro non esistono anche se esistono, anche se esiste una buona quantità di informazioni e di fonti iconografiche. L’iconografia religiosa ci ha abituati a Giuseppe falegname che impugna i tradizionali ferri del mestiere, così come siamo abituati a conoscerli. Si sa che le rappresentazioni pittoriche tendono ad attribuire ai personaggi raffiguranti fattezze, abbigliamenti ambienti propri dell’epoca in cui vive l’autore dell’opera. In particolare per quanto riguarda Giuseppe, l’iconografia che più frequentemente ce lo mostra al lavoro, ci presenta un uomo barbuto e drappeggiato di manti che impugna il suo bravo martello la sega a telaio, la pialla. In questo caso però non siamo davanti ad un falso storico molto grave, perché gli strumenti che il falegname Giuseppe ed i suoi colleghi di duemila anni fa, erano sempre gli stessi. Nella falegnameria l’evoluzione degli utensili ha subito una svolta non solo con l’avvenuto della meccanizzazione di alcuni strumenti, ma anche laddove la tecnica di lavorazione è radicalmente cambiata con il rinnovamento tecnologico, qui ci si è fermati appunto allo stato della meccanizzazione, anche perché il legno nella produzione industriale è stato sostituito da altri materiali, e il falegname è rimasto sostanzialmente un artigiano. Se si vuole Usare il legno lo si deve tagliare, piallare, assemblare i pezzi: so fa meno fatica ma le operazioni sono le stesse di duemila anni fa; il martello poi è rimasto insostituito ed insostituibile: perché la sua manualità è indispensabile. Quello che è cambiato forse è il disegno dell’oggetto, e soprattutto negli ultimi anni, più per le esigenze del bricoleur che dell’ artigiano.

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