L’Arredamento è figlio primogenito dell’Architettura di Fernando Saracino

Lo stile del mobile ha sempre avuto un padre inequivocabile nel corrispondente stile architettonico che lo ha generato.
Gli stili architettonici hanno sempre influenzato quello degli arredi e delle decorazioni in genere. Tuttavia l’arredamento come arte ha una ben precisa origine: il Rinascimento.
Fu proprio col Rinascimento che sorsero i primi mobili d’autore.
Il Palladio, l’Alberti, il Vignola, celebri architetti Padri del Rinascimento, non si limitarono a progettare ed eseguire celebri edifici monumentali e non meno celebri sculture, ma dedicarono molte delle loro attenzioni (e dei loro scritti) ai mobili ed agli arredi in genere, il cui successo non si limitò entro i confini nazionali, ma giunse presto all’estero, in cui si manifestò la loro influenza dando poi luogo alla nascita di stili compositi derivati dalla fusione del rinascimento col gotico. La mobilia del Cinquecento è caratterizzata da una ricerca di grandiosità e magnificenza sotto l’influsso dello studio dell’antichità romana e l’uso dei motivi antichi rispondeva ad un gusto archeologico ma era anche ricerca di modi tendenti ad esprimere le idee contemporanee.
I mobili si adattavano agli interni rinascimentali le cui stanze erano dominate dal focolare, come le
sale del medioevo, e la loro disposizione era determinata dalle fonti di luce e di calore. C’erano perciò i mobili fissi e quelli spostabili.
Fra i mobili fissi ricordiamo i grandi armadi a muro per riporvi biancheria e abiti, le credenze imponenti con dorsali e facciate sontuose, scandite da lesene che racchiudono coppie di ante. Hanno la base robusta che poggia su zampe di leone con il cornicione in alto a pari sporgenza.
Altri esemplari sono il tavolo rettangolare, possente e massiccio, a sostegno centrale in cui si inseriscono cassetti e sportelli e da cui, pare, abbia origine la credenza.
Anche qui sono presenti le zampe leoni ne e la cornice decorata da intagli; le gambe di sostegno sono varie, possono assumere la forma di un vaso, oppure sono lavorate con decorazioni a foglie d’acanto che creano un effetto non privo di solennità, la traversa di raccordo è inserita in modo deciso tra i sostegni laterali.
Altro esemplare importante è l’armadio su cui gioca in modo vigoroso l’intaglio della cornice, della pedana sporgente fissata a terra o su zampe di leone, delle ante a pomoli o a bambocci.
Ma il mobile principe è il cassone, ed in forma piu ridotta, ma di aspetto non meno monumentale, il cofanetto.
Sul cassone si è sbizzarrita la più estrosa fantasia dell’intagliatore che prelude già all’arte del Seicento.
Con l’inizio del Cinquecento i cassoni vengono dotati di spalliera e di braccioli in modo da avere la cassapanca, che stava addossata alla parete. Si tratta dei primi esempi dei moderni divani. Questo nuovo stile ebbe diverse variabili a seconda dei paesi in cui si diffuse (Francia, Germania, Olanda, Inghilterra). Soprattutto in Inghilterra, questa forma ibrida gotico-rinascimentale ebbe una spiccata personalità e diede origine allo stile cosiddetto elisabettiano, caratterizzato dall’uso del legno di quercia e dall’adozione delle tecniche della scultura e dell’intarsio, pur con un carattere semplice ed austero.
Nei periodi successivi a quello elisabettiano e fino agli inizi del diciottesimo secolo, spariscono le ultime tracce dello stile gotico ed il rinascimento italiano prende il sopravvento.
La scultura e l’intarsio tuttavia resistono sebbene in forme più semplici, mentre gli intarsi di madreperla e avorio ed il primo timido uso delle lacche (importate dalla Cina) preannunziano una nuova moda che trionferà verso la fine del secolo e per buona parte di quello successivo (il diciottesimo) e che ebbe in Thomas Chippendale il suo più illustre rappresentante e che legò il proprio nome ad uno stile ancor oggi inconfondibile.
Nel successivo secolo dominò lo stile impero, denominazione derivata dall’impero napoleonico.
I mobili di questo stile apparvero in Francia dopo il 1805 e, dalla Francia si diffusero in tutta l’Europa.
Anche in questo caso lo stile influenzò innanzitutto l’architettura e, successivamente i mobili e gli arredi, così come avvenne per il successivo «Liberty» ed il più recente «Novecento».
Il mobile di stile Impero fu di aspetto austero, dalIa massa scura e piena, tutto ammantato di severa misura e compostezza tale da eludere qualsiasi fantasia inventiva.
Il «Liberty» nacque verso la fine del diciannovesimo secolo sia per reazione all’ecletismo accademico, sia come difesa istintiva alla industrializzazione che sembrava minacciare, con la possibilità di produzioni in serie degli oggetti, (e quindi anche dei mobili) ogni loro peculiarità.
Ebbe una lenta evoluzione attraverso l’intero diciannovesimo secolo e tramontò definitivamente alla vigilia della prima guerra mondiale, ponendo fine a quella che fu definita «la bella epoque».
Il «Liberty» fu un fatto di costume che investì non solo l’architettura ed i mobili ma anche soprammobili, tessuti, tappeti.
Fu definito «stile floreale» per la generale tendenza a decorare con motivi floreali, o, comunque, riccioluti.
Gli inizi del ventesimo secolo vedono un susseguirsi di nuovi orientamenti destinati alla ricerca di una nuova identità espressiva ed al superamento del gusto borghese.
Si affermava in architettura – e quindi nell’arredamento il concetto che anche il minimo particolare doveva servire ed uno scopo preciso, che il disegno doveva adattarsi al materiale impiegato e non viceversa.
Perciò l’attenzione dedicata al più piccolo dettaglio creò degli esemplari di assoluta perfezione che si espressero nel concetto estetico di forma pura.
L’arredamento in stile 900 rispose in tal modo a criteri di semplicità e funzionalità ai quali si aggiungeva un profondo amore per le cose naturali. Lo stile 900 realizza veramente l’equilibrio fra eleganza e praticità, fra linea e funzione. L’architettura e larredo contemporanei sono gli eredi di quel concetto ancor oggi valido come agli inizi del nostro secolo.

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