La casa Telematica (Telematic Home)

Poltrona, divano a due posti, a tre posti, lampada d’angolo, tavolino al centro “bloccati ad esprimere il rituale della conversazione mentre si prende il thè”. ”Fare salotto” è una pratica che ormai da tempo va scomparendo; così, gli scambi di informazioni nei “salotti” più o meno impegnati, “le quattro chiacchiere” tra signore sono un ricordo di rituali poco in uso. Eppure gli oggetti che ne definiscono il rito sono ancora là; “600 salotti, 400 camere da letto, 350 cucine”, si può ancora leggere lungo la Valassina: slogan eloquenti di grandi spazi espositivi in cui sono predisposti per il potenziale cliente, appunto centinaia di salotti composti secondo il rituale sopra descritto, ormai, da almeno vent’anni, compromesso dall’introduzione della televisione.La famiglia si siede ancora sulle poltrone ma solo per guardare la “tivù”; quasi sempre è il capo famiglia il privilegiato che usa la poltrona migliore rispetto al monitor, gli altri un po’ storti un po’ inclinati un po’ allungati cercano quotidianamente un compromesso tra collocazione dei divani secondo la vecchia logica radiocentrica e l’esigenza di una ortogonalità divano-televisione.L’uso dello spazio è “diverso”: da tempo è nata una nuova tipologia ambientale come luogo che, attraverso uno o più terminali, si sta sempre più caratterizzando come spazio in cui di fatto avvengono o potranno avvenire diverse funzioni: l’informazione (terminali collegati a varie banche di dati), svago (giochi elettronici), memoria familiare (registrazione di avvenimenti e immagini legate alla storia del nucleo familiare), lavoro (collegamento con terminali ai luoghi di informazione ed elaborazione dati), spettacolo culturale (cinema, teatro, ecc.). Ed il vecchio salotto? Probabilmente rimarrà lì così come era, immagine di uno spazio non vissuto ma che piace tanto avere come ricordo di una certa ritualità casalinga.Un altro spazio, il “soggiorno-terminale”, si affiancherà al vecchio. La toilette della nonna sopravvivrà o sarà trasformata con un sistema di telecamere a circuito chiuso che rimandano la nostra immagine su diversi monitors? Invece di coltivare nel terrazzino prezzemolo e origano, lungo una parete della cucina, sacchi di plastica conterranno coltivazioni di alghe, mentre la massaia ordinerà i vari cibi attraverso un terminale? Tutte cose che si stanno realizzando e che modificheranno i nostri comportamenti domestici. La casa telematica realizzata in Fiera è un modo per incominciare ad esplorare queste nuove pratiche e anche per rivedere alcuni strumenti compromessi o contaminati. Naturalmente non è facile indicare nuovi comportamenti attraverso lo strumento o l’oggetto d’arredo rivisitato e corretto; così l’atteggiamento progettuale che è stato applicato tende soprattutto ad esaltare alcune componenti, e con un po’ di ironia, mette in luce le probabili modificazioni. Il letto matrimoniale si scompone in due, si separa e quindi si riunisce, atteggiandosi alle nuove occasioni d’uso: come luogo dove stare intimamente e guardare l’immagine televisiva, insieme o individualmente. Mangiare vuol dire forse ancora stare insieme, ma spesso per guardare la tivù, e così cambia la forma del tavolo da pranzo che sottolinea questa deformazione di un antico rituale; cambia anche il tavolo da gioco con il tappeto verde quando la partita a scacchi è televisiva! Molti oggetti, presenti in questa casa telematica, non esprimono tanto soluzioni formali e funzionali per nuove ritualità, ma mettono l’accento sui nuovi possibili condizionamenti che la telematica, l’informatica e l’alta tecnologia ci stanno creando. Il progetto quindi si esprime attraverso la ricomposizione delle tipologie ambientali tradizionali (soggiorno, pranzo, studio, camera da letto e gioco per i bambini, cucina) proprio per consentire allo spettatore un immediato aggancio con la realtà abitativa in cui si muove quotidianamente, ma all’interno di questi codici sposta l’attenzione su alcuni strumenti, su alcuni oggetti rivisitati, su alcuni segni che alludono a più o meno profonde modificazioni. Pochi colori esaltano la messa in scena dei vari terminali, l’arredamento è contaminato dall’alta tecnologia, il decoro delle pareti rifà il verso ai piccoli segni dei videogames: immagini un po’ esasperate, un po’ inquietanti, un po’ divertenti, immagini con cui dovremo prima o poi fare i conti, situazioni che potranno modificare le gerarchie, l’uso della memoria, le ritualità che abbiamo conservato finora.

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