Il Modernismo Italiano

ll Liberty italiano, come tutti i movimenti analoghi sorti in ogni parte d‘Europa, conobbe un rspentlno successo segulto da un altrstlanlo subitanso ed immeritato oblio. E da pochi annl chs si assists ad una sua revisions critica ed alla relatlva rlvalutazions che ns conssgue, dopo che malauguratarnsnte sono andati distrutli insstimablli tsstlmonianze di quella cultura. Eppurs solo due generazioni ci separano dalI‘spoca che vedsva protagonisti qusi personaggi che agivano e operavano segusndo il gusto Liberty. La ragione è senz’altro da individuarsi nel sorgere del razionallsmo, che si contrappose con tale forza alla presenza della decorazione in archltettura e nelle altre arti da indurre un rifiuto iconoclasta ad ogni fregio, modulazione superficiale.
modernismo saracino arredaOggi, se volessimo considerare i meriti del movimento Liberty o, piu propriamente Modernismo, dovremmo superare le valulazioni puramente formali. Certarnente e di quegli anni il fermento culturale che. sovrapponendosi alla raggiunta unità nazionale, tendeva alla ricerca dl un più compiuto e sovraregionale linguaggio espressivo. Contemporaneamente si tendeva all’apertura verso il nuovo che giungeva dalla Germania e dalla Francia, ln campo culturale come in quello tecnico. II Modemismo fu tale, dl nome e di fatto per gil ambienti artistici e lndustriali della penisola. Intorno al nuovo stile si concepirono modi nuovi di produzione, avvalendosi di macchlnari; nuovi criteri di comunicazione, le esposizioni nazionali; più coraggiose politiche commerciali, con l‘aperlura dl liliall in attrs citta o aI1’estero. Gll artlsti s gli industriali rvlodernisti srano giovani che sl srano recall aIl’sstsro, si tenevano intormatl delle tendenze e delle tscnologis, lnvsstivano s rlschiavano. Emblsmatico il sodalizio, durato un ventennio, tra Ernesto Basile e Vittorio Ducrot. Architetto il primo, industriale il secondo, sntrambi palermitani, Figll dl rloche e` ispsttabili famiglia della borghesia cittadina, studlano all‘estsro s godono del crsdilo s dsl prssligio dovuto alla Ioro posizione socials. I prlmi commiltsnti sono dunque l Florio s Ia prlncipessa Deliella, che consentono a Basils di progettare un’architettura “tota|s” dove l’lnterno e I‘ssterno sono complemsnlari e studiatl lin nsi particolari delle manlglie s delle maioliche, senza contare la collaborazions con artisti per la dscorazione delle parstl, s Ia fornilura di disegni per atessitura dl stoffe apposite. Ducrol tornlra tutto l‘arrsdo, fungendo da capo commessa anche per quegli accessorl, vetrl legati, marmi, ferri baltuti, che non sono di sua dirstta fabbricaziorls. Il momsnto “magico” per sntrambi s I‘Esposizione di Torino dsl 1902. In sssa, assiems ad altri produtlori di mobill italiani, Ducrot s Basile espongono alcuni amblenti completamente arredatl di grande pregle e Iusse. Accanto a questi vengone pero presentati tutla una serie di tipologie di mobili in legno di rovere chiare. Sone meleili semplici, reousti, een risolti figurati-
vamente ma molto lunzienali. Hanno subito successo e verranno prodolti in serie sette Ia deneminaziene di “mebili Torino” per anni oostituendo I’ossatura preduttiva della Ducrot. Nella successiva Esposizione di Milano del 1906, punleranno piu decisamente sul mobile di grande diltusione dando vitaalla serie detta “carreltine sici|iano” perche ispirata alle stile
vernacolare dei modi ooslrutlivi e decorativi dei mastri carpentieri siciliani, Anche questo sara un successo di produzione in serie che conoscera anche una lortuna oommerciale aIl’estero. Fertissima sara l’infIuenza dello stile Basile-Ducrol sulla
produzione cerrente del mobile sine a|l’ini2io degli anni venti. La guerra pone fine aIl’attivila mobiliera della Ducrot che per dimensioni e capilale e ormai un’azien_da ad interesse nazionale. Viene destinala a produrre idrovolanti. Dope Ia guerra riprendera Ia produzione di rnobili in stile neorinascimentale, ma non rilrevera piu Ia vena creativa che ne aveva falto una delle aziende piu dinamiche nel panorama mobiliero europeo. Basile continuera Ia sua opera fino al 1932, anne della sua morte. Contemperaneamente aI|`azienda siciliana, si presentavanoalle espesizieni di Torino e Milano Ie dltte Zen e Meroni e Fossati. Entrambe milanesi, hanne una storia antecedente di produzione di mobili che le vede cen successo aderire al Medernisme. Zen, cendetta dal veronese, naturalizzate mila- nese, Carlo Zen, non trova la collaborazione stretta con un solo pregettista, ma altida il disegno dei sui pezzi in stile floreale a diversi personaggi come i fratelli Sicchirello, Luigi Brunelli, Gianbaltista Gianelii, Ie decorazieni sono del pittore Galileo Chlni e le sculture in terre batluto dl Mazzuccetelll. Alcune opere sono del|`architette Semmaruga. l moblli della Carlo Zen, che in seguile si chiamera Fabbrica Italiana di Mobili sono tutli di grande pregio ebanistico, che, dal punto cli vista tecnico attingeranno a piene mani nella grande tradizione anlglana della Brlanza. Non ci sono limiti alla perizia, che sfiora il virtuosismo nel|’esecuzione di pezzi prodotti in serie limitata e per un mercato europeo molto esigente. Intagli, intarsi, riporti di materiali preziosi a preiusiene sono distribulti su meoili a volte di linee rigorose
che si rifanno alla secessione viennese, a volte, invece, inondano strutture che sono piu vicine acl un barocchetto di maniera. ll catalogo che ne risulta e lndubbiamente piu eterogeneo che non in Ducrot, ma per i contemporanei sl peneva sicuramente su un Iivello di efferta piu alto. Diverse ll case della Ivlerenl e Fossati di Llssone, I‘azienda produce su Iicenza, in esclusiva, i mobili disegnati da Carlo Bugatti, che ha con l’azienda rapporti di sola cessione ad uso commerciale. La fama di Bugatti risallva aII‘Esposizione lnternazionale di Parigi, dove i suoi mobili avevano oltenuto la medaglia d’argento, suscitando ampi consensi. Figlio d’arte, ll padre e scultore, frequenta I’accademia di Brera. In un primo tempo segue con interesse un po’ tutte Ie arti: pittura, scultura, architettura. La curioslta per gli strumenti musicall lo indurra a tradurre nei mobili Ia grande sapienza costruttiva dei Iiutal. Soho infatti i materiali che spesso ricorrono negli strumenti quelli che per primo Carlo Bugatti introduce ad ornamento e finitura di sedie, sgabelli, paravehti, tavolini. Oggetti di rnodeste dimensioni, piu controllabili dal puntc di vista delle proporzioni. Ben presto si cimentera anche con armacli, credenze e Ietli, tino ad arrivare alla celebre e pur- troppo perduta ambientazione totale a forma di chiccciola, espressamente progettata e costruita per Vesposizione dl Torino. La poetica di Bugatti travalica e super il gusto Liberty, 1 suoi oggetti, piu sculture che mobili, si ispirano ad una personalissima interpretazione del gusto rnediorientale detto altrimenti “moresco”, al punto da reinventarlo innestandogli sopra motivi indiani e giapponesi, se non addirittura centroatricani. Sonomoreschi gli intarsl dl maclreperla su fondo scuro, come lo sono anche le onnipresenti applicazioni di dischi, interi o a settori, in rame sbalzato. Ma sono giapponesi Ie applicazioni in foglia d’cro del motivo a ramo di bambu. I termlnali a forma di lancia acuminata, Ie nappe, le pergamene, rimandano ad un sapore tribale. La moltiplicazione dei supporti delle colonnine richiamano Varchitettura templare indiana. Sembra incredibile, ma in mezzo a tanta dovizia di decorazione, ricchezza di materiali, colori e lorme, Bugatli riesce a mantenere il controllo e Fequilibrio, sicchè i suoi mobili possono considerarsi,
ancora oggi, compiute opere d’ar1e. Come tutte le personalitasolitarie e contrastanti, conoscera in seguito un’avversione che sliorera Ia derisione, Dal 1910 cessera la progettazione di mobili per idicarsi alla scultura, con mlnore successo. ll figlio Ettore continuera la tradizione artistico-imprenditoriale di famiglia conducendo in Francia la leggendaria fabbrica di automobill Bugatti. Presse di lui si spegnera Carlo nel 1940. Solo in anni recenti la sua opera e stata riconosciuta. Musei e gallerie di tutto il mondo si contendono i suoi oggetti, tributandogli, ancora una volta, la considerazione di essere stato uno dei piu grandi ebanisti del secolo appena trascorso.

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