Il mobile ed il suo ambiente di Fernando Saracino

Da quanti secoli l’arte del mobile dona al mondo il prezioso dono del suo elaborato?
La sua origine risale ad antichissimi tempi attraverso i quali si affermarono e prevalsero i più caratteristici stili che acquistarono via via un meraviglioso splendore insieme a chiari e tipici aspetti nazionali.
Quanto piu avanziamo nel tempo tanto piu vediamo svilupparsi un’arte mobiliera in rapporto alle crescenti esigenze della vita pubblica e privata anche per merito del perfezionamento dei mezzi di produzione, come possiamo rilevare al massimo grado nella nostra era.
Nella lunga strada percorsa per arrivare fino a noi troviamo sempre l’impronta di quei grandi maestri di civiltà che furono i Romani i quali, ereditata dai Greci e dagli Egiziani, pilastro delle antiche generazioni, l’istituzione dell’arredamento, non solo la perfezionarono e potenziarono, ma l’estesero ancora a tutto il vasto dominio dell’impero, da cui scaturì una nuova forma d’arte, la bizantina, che diede a sua volta vita al Gotico e quindi al Rinascimento, al Barocco, al Rococò, al Neoclassico, per arrivare al Moderno.
Come si vede la strada dell’arte non s’arresta mai.
Dal III al XV secolo i mobili cessarono d’essere un bene di vasto uso, tuttavia la maestria artigianale rendeva vivi e presenti nel mobilio i motivi e gli stili che caratterizzavano l’architettura, tipico l’impiego dell’arco acuto o a tutto sesto ripreso dalla linea strutturale dell’edificio. Dopo che Roma ebbe subìto nel V secolo d.c. tre saccheggi ad opera dei cosiddetti popoli barbari, le manifestazioni dello stile romano si concentrarono in gran parte nell’Impero d’Oriente, l’altra propagine dell’impero romano voluto da Diocleziano nel 284 a.c., con capitale Bisanzio, donde il nome dello stile che ne derivò.
Le notizie del mobilio dei successivi novecento anni sono scarse e vengono desunte dalle miniature, dalla letteratura e dai pochi pezzi che ci sono pervenuti. Sappiamo cosi che nel VI secolo d.C. c’erano sgabelli torniti con traverse a «X», un letto o panca con gambe lavorate al tornio, un tavolo anch’esso con traverse ad «X», un trono somigliante a una sedia di vimini con schienale ricurvo che si prolungava al di sopra della testa della persona che restava seduta.
La presenza di questo particolare sedile persiste ancora nell’Europa del XII secolo.
Del VII secolo abbiamo un ottimo esempio di artigianato franco, la sedia di Dagoberto, che riproduce in bronzo dorato la sedia curule romana, usata dai magistrati, derivata a sua volta dagli Etruschi.
Il mobilio bizantino era in generale più elaborato di quello che si produceva in occidente, soprattutto per l’uso dell’intarsio.
L’utilizzazione di materiali preziosi è stata praticata fin dai tempi antichissimi; ci restano testimonianze del fatto che tale impiego obbediva a criteri estetici per cui l’avorio era usato per ornamento e Salomone aveva un trono d’avorio ornato di fregi d’oro; la statua di Giove Olimpico, nel mondo pagano, opera dello scultore Fidia, era d’avorio e d’oro.
Oro e avorio insieme sortivano un effetto estetico di così eccezionale importanza da giustificarne l’abbondante profusione sia nella decorazione dei mobili che degli interni, come ci testimoniano le pitture murali ed i mosaici che sono una riproduzione ambientale della vita di quei lontani tempi.
Sempre a proposito di materiali preziosi ricordiamo che anche un altro grande re franco, Carlomagno, l’instauratore del Sacro Romano Impero d’Occidente, aveva istituito una piccola rinascita della classicità e, a somiglianza dei Cesari di cui continuava la tradizione, faceva uso di mobili laminati con metalli pregiati.
Se l’ambientazione e il gusto dei tempi passati avevano favorito l’uso di mobili in materiali diversi quali il marmo, il bronzo, il ferro, si può dire che col XIII secolo, all’avvento del Gotico, il legno è il materiale per eccellenza che si prestava alle creazioni più fantasiose dell’intaglio, il dominatore dello stile delle grandi cattedrali, che proclamava in tutta l’Europa la sovranità e il trionfo della Chiesa.
Intagliatori e falegnami davano vita a quelle opere prodigiose che erano i banchi in legno, i cori, le casse d’organo ornate di una varietà infinita di scene di vita frammiste a particolari d’animali, di piante rare, di fiori, e quant’altro la fantasia crea d’immaginoso e di reale.
L’arte rispecchiava la società del tempo.
I nobili subivano anch’essi l’influsso di quello stile elaborato e rigido nello stesso tempo e bisogna attendere il Rinascimento perché essi si scrollino di dosso le loro origini medioevali per riprendere il filone del repertorio classico.
Un particolare di eccezionale interesse riveste la straordinaria differenza che intercorre tra il contesto architettonico grandioso e imponente e la povertà dell’arredamento rinascimentale del Quattrocento, in cui si avverte chiaramente il contrasto tra le nuove soluzioni spaziali ed il loro contenuto piuttosto scarso che non favorisce di certo il senso d’intimità degli interni. Tale conferma la ritroviamo nelle grandi opere dei pittori italiani del Quattrocento fra le quali citiamo “La nascita della Vergine” di Domenico Ghirlandaio; “11 sogno di Sant’Orsola”, di Vittore Carpaccio; il “Sant’ Agostino nello studio”, anch’esso del Carpaccio.
In questi quadri si avverte chiaramente la vastità della stanza cui non corrispondono un’adeguata mobilia né gli altri elementi di arredamento, sì da restare colpiti da una profonda impressione d’isolamento.
Le camere raffigurate risultano arredate con pochi mobili: nell’una si vede un letto con baldacchino sostenuto da esili colonnine tornite che poggiano su un’ampia pedana decorata, più in là c’è l’onnipresente sgabello a tre gambe, uno stipo aperto con ripiano divisorio centrale, un tavolo ricoperto da un panno aranciato con frange; nell’altra è un tavolo stilizzato pieno di oggetti da studio, un leggia con i libri ben allineati, una sedia gotica con schienale a cuspide e braccioli con borchie.
Quando si parla di mobili nei vari stili si deve sempre intendere un certo ambiente di alto livello sociale, il cui committente fosse esso cardinale o principe, ordinava agli artisti famosi l’addobbo della sua dimora opulenta e grandiosa.
Fino a quando non ci fu la rivoluzione della struttura in senso moderno della casa, la disposizione dei mobili nelle stanze e la successione di queste erano comuni in tutta l’Europa.
È durante il periodo barocco che cominciò gradualmente a svilupparsi la distribuzione tra le stanze di rappresentanza, usate solo per le grandi occasioni e per apparizioni pubbliche, e gli appartamenti privati destinati alla vita di tutti i giorni.
Tale processo diventerà il canone fondamentale dell’ambientazione moderna nel Settecento, per arrivare ai nostri giorni in cui la casa rappresenta il vero perno della vita intima della famiglia.

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