fernando Saracino presenta:I Mobili anni ’40

Adoro gli arredi degli anni quaranta. Per molto tempo. anni fa ll ho cercati e acquislati dai rigattieri del modernariato. E una passione spontanea. una adesione totale allo stile, completamente acrltica: mi rendo conto che quegli anni hanno prodotto plc brutto che buono, ma la mia passione ha radici familiari, che nulla hanno a che vedere con Ia storia dell‘arredo e del design. E una piccola questions personals. Cambiammo casa alla fine degli anni cinquanta. Palazzo nuovo, con Ia lacciata interamente rivestita di mosaico giallo e oro. Uapparlamento, grande peri miei occhi di bambina, aveva pavlmenti di marmo paliadiana, diversi in ogni stanza: beige e rosso in soggiorno, marrone e bianco in ingresso, rosa nella camera dei miei, multicolore nelle altre stanze, verde chiaro e scuro nella mia. Dissi solo: “Non mi place il verde”, ma cosi era stato declso e allora non si teneva in gran conto l’opinione dl una bambina. Ero troppo piccola per ncordarmi il trasloco, ma chiara e ancora Ia sensazione di trovarmi il primo Nalale nella nuova casa, in un altro Iuogo cosi diverso e, almeno nel ricordo, cosi plc allegro e luminoso rispelto alla casa precedents. Nella casa non c‘erano tracce di arredi, lappeli o oggetli deIl’aItra, come se avessimo perso lutto e tossimo stall costrettl dalle circoslanze a ricostruire pezzo a pezzo ll nostro ambiente domestico. Tutto era nuovo, dalla poltrona viola (Ia Fiorenza di Franco Albini prodotta da Arflex), al divanetto Iineare, anche lui viola, Tecno. Nella camera da letlo dei miei, un letlo di Iegno con una piccola testala sullo sfondo della parele dipinta di blu. Pieclini in ferro nero sottili. La mia camera: mostrandola agli amici dissero one era in “stlIe svedese”, tutta in legno, semplice e lineare, con Ie poltroncine inv imini dalle gambette lnclinate, Era il nuovo stile moderno anni *50, ma allora non mi importava granché di quests questionl. Nella mia camera c’era un giradischi bianco-azzurro e un registratore Gelosino con i tasti tutti coloratl e questo mi sembro sufliciente per installarmi senza tanli perché nella nuova casa. Capii pil: lardi che per i miei Ia casa moderna, dove non si erano portati nulla deII’altra, significava dare un taglio netto al passato, alla loro giovinezza assal lnlelice trascorsa, per mia madre, tra Ie persecuzlonl del fasclsmo, la propaganda, Ie giovani itallane e l giovanl balilla e poi ta guerra, e il campo di concentramento per mio padre. Anni da dimcnticare, voglla di ricomlnciare, insieme, da capo. La casa nuova non solo slmbolicamenle, ma proprio iisicamente spazzava via vent’anni della loro vita. lnsieme a questi anni finiva nel dimenlicatoio Io stile che aveva caratterizzato quel tempo, dagli abiti al mobill. Gli anni quaranta, poi, erano stall davvero .Adoro gli arredi degli anni ouaranta. Per molto tempo. anni fa. ll ho cercati e acquislati dai rigattieri del modernariato. E una passione spontanea. una adesione totale allo stile, completamente acrltica: mi rendo conto che quegli anni hanno prodotto plc brutto che buono, ma la mia passione ha radici familiari, che nulla hanno a che vedere con Ia storia dell‘arredo e del design. E una piccola questions personals. Cambiammo casa alla fine degli anni cinquanta. Palazzo nuovo, con Ia lacciata interamente rivestita di mosaico giallo e oro. Uapparlamento, grande peri miei occhi di bambina, aveva pavlmenti di marmo paliadiana, diversi in ogni stanza: beige e rosso in soggiorno, marrone e bianco in ingresso, rosa nella camera dei miei, multicolore nelle altre stanze, verde chiaro e scuro nella mia. Dissi solo: “Non mi place il verde”, ma cosi era stato declso e allora non si teneva in gran conto l’opinione dl una bambina. Ero troppo piccola per ncordarmi il trasloco, ma chiara e ancora Ia sensazione di trovarmi il primo Nalale nella nuova casa, in un altro Iuogo cosi diverso e, almeno nel ricordo, cosi plc allegro e luminoso rispelto alla casa precedents. Nella casa non c‘erano tracce di arredi, lappeli o oggetli deIl’aItra, come se avessimo perso lutto e tossimo stall costrettl dalle circoslanze a ricostruire pezzo a pezzo ll nostro ambiente domestico. Tutto era nuovo, dalla poltrona viola (Ia Fiorenza di Franco Albini prodotta da Arflex), al divanetto Iineare, anche lui viola, Tecno. Nella camera da letlo dei miei, un letlo di Iegno con una piccola testala sullo sfondo della parele dipinta di blu. Pieclini in ferro nero sottili. La mia camera: mostrandola agli amici dissero one era in “stlIe svedese”, tutta in legno, semplice e lineare, con Ie poltroncine in vimini dalle gambette lnclinate, Era il nuovo stile moderno anni *50, ma allora non mi importava granché di quests questionl. Nella mia camera c’era un giradischi bianco-azzurro e un registratore Gelosino con i tasti tutti coloratl e questo mi sembro sufliciente per installarmi senza tanli perché nella nuova casa. Capii pil: lardi che per i miei Ia casa moderna, dove non si erano portati nulla deII’altra, significava dare un taglio netto al passato, alla loro giovinezza assal lnlelice tra scorsa, per mia madre, tra Ie persecuzlonl del fasclsmo, la propaganda, Ie giovani itallane e l giovanl balilla e poi ta guerra, e il campo di concentramento per mio padre. Anni da dimcnticare, voglla di ricomlnciare, insieme, da capo. La casa nuova non solo slmbolicamenle, ma proprio iisicamente spazzava via vent’anni della loro vita. lnsieme a questi anni finiva nel dimenlicatoio Io stile che aveva caratterizzato quel tempo, dagli abiti al mobill. Gli anni quaranta, poi, erano stall davvero per Ioro i pegglorl. Del passato, e della Ioro prima casa, rimasero solo vecchle foto alla rintusa ln una scatola. Oggl non c’e pit: traccia nemmeno dl quelle foto, perché e abltudine della mia famlglla elimlnare cio che non sl vuole ricordare, ma ho fatto ln tempo a vederle. a ricostrulre vaghe sensazionl della prima lnfanzia in quella casa precedente plena dl arredi anni trenta e quaranta: Ia credenza ln radlca aslmmeirlca, con una parte arrotondata e I’altra llneare, le vetrlnette sospese, Ie alzate portavasl aeree e Ieggere e poi l cllvani e Ie poltrone. stracomodl. daII’aspetlo prosperoso, generosl nelle forme e nelle cllmensioni, non ancora soggettl al vlnooll dettatl dagll spazi rldottl deII‘edlIlzla del decenni successlvi. Assoclo Flmmaglne dei moblli annl quaranta speclalmente a quella dl Ioro due, glovanl appena sposatl, ritrattl sorrldeml sul dlvano dallo schienale curvo: lei con i capelll lunghl ondulatl dalla permanente, ll vestlto pllssé stretto in vita e le soarpe con Ia zeppa; Iul magro-magro con ancora l segnl della prlglo nla e l capelli con Ia brlllantlna. Sullo sfondo, appena fuorl fuoco, una cassettlera, bella, alfa e quadrata. con Ie maniglte tubolarl. E una larnpada da terra, con il paralume troncoconlco decisamente fuorl scala. Per me, ancora oggl, l moblli annl quaranta hanno questo fasclno sentlmentale e anche un po’ struggente.

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