Casa e Paesaggio d’Autore

Settignano guarda firenze da Nord. E’ una piccola propagine della città, ulivi e cipressi, che esprime in tutta chiarezza un certo gusto abitativo e paesaggistico proprio della Toscana. Radicata in una tradizione di <<scalpellini>> che furono tra i protagonisti del Rinascimento (vi indicano subito Desiderio e Michelangelo), si è creato un alone romantico che piacque a innumerevoli e colebri artisti: esponente e catalizzatore insostituibili fu naturalmente D’Annunzio negli anni densi, esplodenti, rovinosi della Capponciìna e delle Duse.

(Respiro del silenzio è ansia senza respiro. Possa attraverso uil borgo di Settignano, incontro o sopravvanzo le torme dei tagliapietre, degli scalpellatori, che tornano dall’opra: se camminassi nella sabbia o nella melma, le impronte non sarebbero de’ miei sandali ma de’ miei pensieri, ma delle mie inquietudini). Qualche casolare di villa antica, tanto antica da arrivare a ùBoccaccio, appartiene ancora al vecchio borgo di cavapietre annunciato al campanile; intorno, molte ville ottocentesche si propongono come luoghi deputati di una solidità borghese legata alla tradizione paesistica macchiaiola e che non rifiuta la spiritualità secolare della terra. (E’ una di quelle giornate in cui il paese toscano nudo e risecco sembra assumere l’aspetto di quelle primitive incisioni in legno a contorno…. I cipressi che limitano il cammino sono già taciturni. Cammino alla ventura. L’oliveto m’è come in popolo afflitto e convulso. Lascio parlare l’anima agli olivi; ed essi la conprendono meglio ch’io non la comprenda…. Il vespro s’infolte illune….) La fondamentale assenza di una forma architettonica nuova non impedisce a queste ville, nate e cresciute tra Ottocento e Novecento, di decollare verso orizzonti Europei rivisitando i contenuti della tradizione con i simboli e le fantasie di revival dannunziano. (L’Anima della villa toscana maneggiata dall’abitatrice come si maneggia uno strumento…. Il lembo del pastrano s’impaglia in un fiore del cancello di ferro battuto….) La Villa Dumbra, qui fotografata, è un’esponente della tipologia abitativa settignanese; la sequesnza di stanze, tutte affiancate su un ottocentesco giardino che guarda Firenze tra peonie e limoni, si propone come un percorso negli stili storici che tanto piaceva all’ecclettismo ottocentesco: una fuga verso la severità del Medio Evo, la solidità dei mobili manieristici del Cinquecento, la grazia di un salottino settecentesco di un boudoir dell’Ottocento.

Così doveva essere un tempo l’atmosfera alla Capponcina, alla Porziuncola, i lunghi letterari di Settignano. (…. verso la stanza più profonda, verso la stanza della musica…; è presso al cembalo…; la stanza è rivestita d’un legno corale di sagrestia… Mi sembra che il piccolo virginale dipinto, sensibile come un amante abbandonato, sia corso da un fremito subitaneo… … una pagina crepita come se un dito di madonna lo volgesse. Certo è una pagina del quaderno di Giovanni Marone ferrarese, che sta sul leggio del coretto…) Nella Villa Dumbra sono accostati mobili originali ad altri “ispirati” alle varie epoche secondo una precisa organizzazione che vuole riconoscersi nei segni rassicuranti del passato, commisti alla seduzione alla seduzione di echi del presente che parlano di modelli d’ambiente, di art nouveau. Il tipo di risposta di queste e di altre abitazioni di Settignano si limita a recuperarre i connotati più epidermici dei nuovi orientamenti stilistici europei, in qualche vetrata colorata che chiude le logge classiche, nel jardin d’hiver, versione al chiuso del bersò che c’è giù in giardino, nella cura del particolare d’artigianato locale: la scala di ferro battuto, la maniglia, la decorazione di marmi e pietre dure. Abitata in tempi recenti dalla famiglia Chiarenza-Tommasi, attiva nel campo della musica e della letteratura, la villa ospita di frequente alcune grandi personalità dell’arte e della cultura di oggi.

In tal modo si rinnova una tradizione di famiglia che vide nella seconda metà dell’Ottocento i Tommasi, pittori e mecenati, tra le famiglie protagoniste del dibattito culturale, che tennero i collegamenti tra le nuove correnti musicali, letterarie e pittoriche. Legati, tra gli altri a Puccini e proprio a D’Annuzio, i Tommasi su queste colline ebbero case e terre che destinarono a ospitale centro di ritiro e di studi d’arte. Ma non erano i soli, perchè una delle funzioni riconosciute delle ville settignanesi fu di offrire asilo e suggestioni all’opera e al pensiero di tanti artisti. (Mi soffermo a raccogliere in me il sentimento della mia casa solitaria, dove soli vivevano ieri i libri eterni, dove gli spiriti delle vecchie case adunate si mescolavano alla sostanza delle pagine meditate. Ecco, qui io lavoro quindici ore, diciotto ore di seguito, ogni giorno. Tra le belle patatine ve n’è una molto rara, che non è prodotta se non dall’assiduo calore del cervello. Prima di me questi legni non eran tanto ricchi. Le colline sono avvolte in un velo ceruleo. Dalle loro cime sembrano generarsi le nuvole bianche, infinitamente molli… Le cose sembrano più lontane, come nei sogni. I salici sembrano di fiamma, cappellature irte. Su i sentieri le orme disseccate. Cominciano a suonare le campane. Allora il paesaggio sembra modulato dal suono. Le colline svengono, si fanno quasi immateriali. Le più lontane sembrano sul punto di fondersi nelle aere…)

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