Boulle nell’eclettismo di Napoleone III

Agli occhi del profano, o meglio, di chi ha solo una conoscenza superficiale sulla storia degli stili del mobile questo maestoso letto riccamente decorato di creazione Carletto Monzio Compagnoni, Treviglio, potrebbe tradire la ripresa di un modello molto più datato di quanto non sia in realtà. Boulle, il famoso ebanista seicentesco, è il primo nome che viene alla mente, ma se il modello sicuramente del Seicento non è, l’errore non è poi così grossolano. Gli esecutori odierni di questo pezzo hanno infatti ripreso per la loro realizzazione un originale ottocentesco: e qui qualsiasi fraintendi¬mento cronologico si svela. Se infatti fino al X IX secolo gli stili si sono succeduti nel tempo legandosi fra lo¬ro mediante elementi di continuità formale e cam¬biamenti graduali, oppure a volte decisamente staccan¬dosi l’uno dall’altro nel mo¬mento in cui imperversava una rivoluzione di gusto che mutava radicalmente le tendenze in voga nel periodo immediatamente precedente, l’Ottocento si distingue per la sua caratteristica di riabilitare e riportare in auge alcuni stili del passato, soprattutto quelli molto ornamentali destinati ai ceti alti, quelli più sobri e rigo¬rosi invece per i nuovi ricchi, la borghesia ormai cresci uta che si è conquistata una posizione in società. Il letto che presentiamo è il rifacimento di un esemplare realizzato all’epoca di Napoleone III, il cui regno, che durò dal 1852 al 1870, segnò una fase di prosperità nazionale favorita dall’incremento industriale. Stilisticamente Napoleone III viene associato al periodo di Luigi Filippo, che lo precedette al trono di Francia: infatti dopo gli stili “classici” che caratterizzarono il Direttorio, il Consolato, l’Impero e la Restaurazione, con Luigi Filippo e Napoleone III iniziò il cosiddetto eclettismo che, seppure ancora risentiva dello spirito archeologico dell’Impero, tornò indietro nel tempo per riprendere canoni che spaziavano dal Rinascimento al Luigi XVI. E fra questi “repechage” formali non poteva mancare Boulle, per il quale lo stile Napoleone III aveva una speciale predilezione e che ben si adattava al gusto del¬l’epoca, amante di tutto ciò che prestasse particolare attenzione al decoro. Tornano così a rivivere i virtuosismi dell’ebanista seicentesco, gli intarsi che accostano i materiali più inconsueti e preziosi come l’avorio e la tartaruga, in un gioco di cromatismi fortemente caratterizzante. A completare il mosaico che spicca sulle parti scure dell’ebano compaiono gli elementi in ottone o in bronzo, come nel letto che presentiamo, dove figure umane e allegoriche si alternano ad anfore ed elementi fitornorfici. Lo stile Luigi Filippo e ancor più il Napoleone III, che ne rappresenta la diret¬ta continuità e anzi con un apporto maggiore di modelli risalenti alle epoche più distanti fra loro per concezione formale, sono stati a volte tacciati per mancanza di creatività: come se, celandosi sotto le mentite spoglie di un’esigenza di revival dal risonante nome di eclettismo, manifestassero solamente vuotezza culturale e artistica, mancanza di nuove idee da proporre. Tenendo presente che anche ogni novità segue necessariamente un’ispirazione e che il rifacimento implica pur sempre una dose di creatività, lo stile Napo¬leone III trova ulteriore giustificazione nel fatto di aver ripreso antiche tecniche decorative riadattandole allo spirito del tempo in corso. E se era con quei canoni formali che i francesi del¬l’Ottocento si identificavano, meglio riportare alla luce tradizionali modi di espressione artistica piuttosto che inventarne altri che non avrebbero potuto in quel momento storico e sociale incontrare l’approvazione generale

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