A misura del tempo di Luigi XVI

Al museo del Louvre di Parigi, in una delle sale della Colonnade che conserva arredi d’importanza storica ed artistica, fra arazzi e ceramiche, pezzi Boulle e Cressant, smalti e tappezzerie, è esposto anche un orologio stile Luigi XVI, quello che Capelletti di Meda ha usato come modello per la creazione dell’esemplare dell’immagine.
L’originale conservato al Louvre, risalente al XVIII secolo, è opera dell’ebanista Martin Carlin, del quale sono esposte due angoliere e due commode sempre al museo parigino, un pregevole tavolino al Victoria and Albert Museum di Londra e altri esemplari presso collezioni private. Assolutamente da non sotto-classificare allora, anche se non così innovatore come Oeben, cognato di Carlin e ispiratore di molti suoi lavori; nè celebre come Riesener, ritenuto il più grande ebanista dell’epoca. Non diventò mai, come invece Oeben, fornitore regio, ma preferì affidarsi alle ordinazioni sicure e redditizie dei “marchandsmerciers” più in vista, che a loro volta in molti casi facevano comunque pervenire indirettamente alla corte le opere di Carlin.
La sua abilità di ebanista e le sue relazioni, oltre che con Oeben anche con Roger Lacroix con cui era in rapporto di stretta amicizia, gli permisero di raggiungere in età ancor giovane la “maitrise”, titolo onorifico di grande prestigio nel campo delle arti decorative. Carlin si attenne strettamente alle tendenze dello stile Luigi XVI: stile che, pur facendosi promotore del ritorno al semplice e al “naturale”, in una posizione di rigetto nei confronti dell’esuberanza formale del rococò, si lasciava tuttavia andare ad una decoratività molto gaudente e fantasiosa. L’innovazione di maggior rilievo da riscontrare nello stile di Luigi XVI fu comunque la rivisitazione degli elementi architettonici e dei motivi decorativi dell’arte classica: e non solo si trattò di rivisita¬zione, ma di maggior com¬prensione di quei canoni di grazia e decoro che prima delle scoperte archeologiche del tempo, a Pompei prima e a Ercolano più tardi, erano stati travisati da un’ottica de¬formante che li aveva erroneamente interpretati in veste ampollosa e maestosa. Questi elementi classici vennero così utilizzati a profusione dagli ebanisti, incantati dal fascino che sprigionavano i recenti ritrovamenti nelle ceneri del Vesuvio. E l’influenza non venne limitata all’apparato decorativo, ma anche all’andamento delle linee strutturali: il ritorno all’antico significava un ritorno alla purezza della linea diritta, eliminando gradualmente le sinuosità del rococò. Anche nell’orologio di Carlin ricreato da Capelletti la struttura, sostenuta da una base a quattro piedini diritti, si slancia in altezza simulando la verticalità architettonica di un pilastro, mai deviando dalla linea retta se non nella conformazione del quadrante. Il pezzo, in legno massello con impiallacciatura in legno di rosa ed altre essenze pregiate, è impreziosito da bronzi dorati in oro zecchino in una disposizione degna di un lavoro di oreficeria.
I motivi decorativi sono tratti dal mondo vegetale, dall’architettura, ma soprattutto dalla tradizione classica greco-romana: Cl sono rosoni e trofei, viticci e foglie di alloro, ghirlande di fiori e foglie d’acanto. E poi il brucia-profumi, uno degli oggetti rinvenuti negli scavi e subito riutilizzato in senso ornamentale, i triglifi, che definiscono gli spigoli del pezzo, e i putti, inseriti nella cornice del quadrante in uno svolazzare di drappeggi bronzei che Carlin prediligeva in modo particolare. Per dare l’idea della sua importanza arredativa oltre che storica, riportiamo le dimensioni del pezzo: cm. 50 x 32 x 228

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