1900: il mobile inglese

900 inglese arredamento

Nel 1851 la regina Vittoria inaugurava a Londra la prima Esposizione Universale della storia. Mentre la sovrana incarnava l’apogeo dell’espansione coloniale imperiale inglese, frutto di una lungimirante e spregiudicata politica di dominio, l’esposizione sanciva la supremazla economica e commerciale della nazione. Le straordinarie, per allora, ed anche per oggi, realizzazioni architettoniche in acciaio e vetro di Joseph Paxton contenevano al loro interno un enorme laboratorio sperimentale che mostrava le più recenti e futuribili realizzazioni tecnologlche. I macchinari industriali ed i prodotti ottenuti da essi facevano dell’Inghllterra la nazione che, con tutte le contraddizioni del caso, promuoveva una rivoluzlone produttiva e, conseguentemente, sociale senza precedenti. Nei padiglioni, tra palme in vaso, tappeti orientali, rlproduzioni
in gesso di capolavorl d’arte di tuttl i tempi, meglio se pudlcamente presentabili (l’epoca era pur sempre “vittoriana”), era
esposta anche la produzione nazionale di moblli per l’arredo pubblico e domestico, in un contesto, come si nota dalle foto
d’epoca, completamente straniante data la diffusa e cruda luce offerta dalle volte di cristallo del palazzo. Si ripeteva, nella piu modesta dimensione dell’arredo, quello che lo storicismo e l’archeologismo inglese aveva indotto nell’architettura: la ripetizlone, a voite con intelligenza, più speeso pedissequamente, dei moduli stilistici del passato, recentemente catalogatl in periodazioni ingabbiate in comode definizioni che non sempre si accordavano col libero fluire della storia. Quella dell’arte poi… Armadiature neogotiche, tavole neo-rinascimentali, credenze neobarocche, monumentali ed impossibili architetture votate ad ogni revival leclto ed illeclto, ispirate al messaggio preraffaellita di Fluskin o ai lavori di Morris (che nel 1861 fonderà le “Arts and Kraft”) con tutte le relative ed inevitabili banalizzazloni, imperversavano sul pubblico partecipe ed abbagliato. Cosi doveva essere, e così è ancora: la logica espositiva vuole un suo rutilante e immaginifico “fuori scala” per esemplificare ai contemporanei lo spirito di un’epoca, altrimenti del tutto ignorato o travisato dal grande pubblico, che proprio in quel periodo cominciava a chlamarsi tale. Accanto a questi “primi piani”, piU discretamente, venivano esibiti plccoli mobili, ottimamente proporzionati, praticisslmi, rifiniti a regola d’arte, in parte in legni esotici di rara bellezza, che le colonie fornivano in quantita ed a prezzi accessiblli, in parte in acciaio od ottone, materie che l’industria nazionale non aveva difficolta a produrre. Giudicati alla stregua di utlli accessori senza pretese, sono oggi i veri pezzi ricercati sul mercato antiquario intemazionale come fedeli testimoni del gusto di un’epoca. Sono mobili riccamente o sobriamente ornati, a volte spogli, che in qualche modo risentono della cultura delle comunità puritane d’oltre Atlantico, gli Shakers e altri, oppure del gusto coloniale olandese. Certo e che non vi sono paragoni tra lia misurata ed attenta fattura di quel che propongono gli ebanisti inglesi, commisurata con ciò che si produce, nella stessa epoca, nel continente. Dall’inizio del secolo, da quando cioè il precursore Thomas Sheraton aveva diffuso i suoi famosi “The cabinet-maker and upholster’s drawing—book”, una sorta di enciclopedia ed insieme vademecum di stampe riproducenti ogni genere di mobili tradotti in disegni stupendamente piranesiani, era un fiorire di piccole e medie aziende artigianali e piccolo-industriali che facevano a gara a inventare, sviluppare e migliorare tipologie di mobili adatti alla novità di una vita borghese ed agiata che si conformava alla nuova tipologia edilizia della casa d’abitazione, dotata di ambienti a funzionalità separate: soggiorno, pranzo, cucina, camere da letto e disimpegni. Nascono i marchi di fabbrica, a volte discretamente ostentati con targhette apposte sui mobili che ne attestano la provenienza, e per alcuni il brevetto. Wyman, C. & Fl. Light, W. Smee & Sons, ed ancora: Whitaker, H. Fisher, Booth, tanto per citarne alcuni, sono aziende strutturate, con tanto di catalogo e listino prezzi, organizzate per la consegna dei loro prodotti. Tutto questo contributà ad impostare nei consumatori inglesi un pragmatismo che porterà, da una parte ad indirizzare la scelta attraverso valutazioni mercantili dl confronto e raggronto tra le offerte, in base a criteri funzlonali ed economici che favorirono l’onesto e moderno concetto di acquisto di beni di consumo, dall’altra, con l’andar del tempo, ad una cristallizzazlone delle tipologie e della ricerca nel campo dell’arredo che si rifletterà sul gusto. Mentre nell’Europa continenlale la fine del secolo vedrà nascere fenomeni come Thonet, che saprà coniugare sperimentazione tecnica, grande diffusione, buon gusto, nel suoi oggettl dl legno curvato a vapore, l’Inghilterra si cristallizzerà all’interno di un gusto nazionale. Questo le farà mancare l’appuntamento con i fermentl del nascente design internazlonale, che troverà in Europa nazioni guida come la Germania del Bauhaus, la Scandinavia, I’Italia del secondo dopoguerra, nonostante ln altri campi l’InghiIterra non abbla mancato, anche nel suo recente passato, di essere protagonista della cultura internazionale.

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